St Chaffrey - Chantemerle

St Chaffrey - Chantemerle

sTORIA DEL COMUNE DI sAINT cHAFFREY cHANTEMERLE

" Chantemerle, comunità indipendente dalla comunità di Saint-Chaffrey, situata sulla strada che da Briançon porta a Monêtier, lontana una lega l'una dall'altra. Ci sono solo 80 case con circa 375 persone. Qualunque sia l’interesse che ho nel parlare positivamente di un luogo che mi ha dato i natali e che rimane uno di quelli cui sono più strettamente legato dal vincolo del sangue ; posso dire, senza timore di essere accusato di parzialità, che Chantemerle è uno dei più graziosi paesini che si trovano a Briançon, sia per la sua posizione, che per il modo in cui è costruita. La sua posizione non potrebbe essere migliore per un paese di montagna, al centro di un vallone che misura due leghe in lunghezza e tutto in piano. 

Da una parte, è possibile vedere Briançon e i suoi forti, e dall’altra le campagne di La Salle e Monêtier. È  attraversata dal fiume Guisane su cui è stato costruito un  ponte in pietra a un solo arco per la comunicazione della  parte “dritta”, con quella “a rovescio”. Il canale di Briançon  vi passa per primo. Il territorio circostante sulla parte  “dritta” offre alla vista una parte in piano abbastanza  ampia, coperta di campi, mentre sulla parte “a rovescio” si  trova, in realtà, in pendenza, ma dal fiume e sino alla vetta  della montagna del Prorel che confina con quella di  Vallouise, tutto è completamene ricoperto dalla  vegetazione durante la bella stagione.

Verso il centro della montagna, ogni abitante possiede una capanna, o meglio, un granaio, in cui una persona trascorre i quattro mesi estivi per prendersi cura del bestiame che pascola o per svolgere la mungitura. In basso possiamo notare dei campi, prati circondati da alberi e boschetti in cui, in primavera gli uccelli fanno ascoltare il loro cinguettio e in cui i merli cantano incessantemente. È proprio per questo che il luogo ha preso il nome di Chantemerle, o merlo che canta. L’acqua delle fontane è sempre freschissima, il sole appare e scompare due volte al giorno dal 5 dicembre al 6 gennaio, perché la cima di una montagna lo nasconde un’ora al giorno. Il paese è costruito come un borgo o una città; come nelle città, infatti, le case sono separate soltanto dalle strade necessarie al passaggio, e questo fa sì che si passi da un’estremità all’altra del villaggio in un tiro di schioppo.

Le case non sono mal costruite, specialmente quelle sul lato "dritto", che sono state riedificate dopo i due incendi cui gli abitanti hanno avuto la sfortuna di assistere nell'arco di 57 anni. Il primo si è verificato il 9 febbraio 1711, nel giorno di Sant'Apollonia, e ha ridotto in cenere tutta quella parte della città che si trova sul lato "dritto", costringendo a ripartire dalle fondamenta per ricostruire le case. Il secondo è avvenuto il 23 marzo 1779, anch'esso dovuto a negligenza, poiché le prime 66 case, le stesse che erano state bruciate nel 1711, sono state divorate dalle fiamme. L'incendio ha risparmiato solo le costruzioni in cui erano state realizzate le volte in muratura. Per evitare, se possibile, questi frequenti incendi, che hanno rovinato la vita degli abitanti, il 20 aprile 1779 fu deliberato, nel corso di un'assemblea, che da quel momento le case sarebbero state coperte di larice o assi di ardesia e non di paglia come nel passato; che i camini sarebbero stati scoperti e che sarebbero stati puliti quattro volte l'anno. Se questa decisione verrà rispettata,  una simile disgrazia non si verificherà più.

Anche la chiesa parrocchiale era stata bruciata dal primo incendio, per cui è stato necessario ricostruirla da zero, così come l'alto campanile. Durante il secondo incendio, l’interno non ne ha risentito, ma il tetto e le porte sono state completamente bruciate, ed è pertanto stato necessario rifarle completamente. Nel campanile, fortemente danneggiato, quattro campane si sono fuse a causa dell’ardore dell’incendio. Vi erano 28 quintali di metallo in queste campane, che sono stati ritrovati in gran parte tra le macerie. La chiesa è molto ben decorata, e possiamo ammirare soprattutto l’altare maggiore, il cui tabernacolo proviene dalla chiesa collegiale di Saint-André a Grenoble. È intitolata a San Giacomo il Maggiore, la cui festa si celebra il 25 luglio; il secondo titolare è Sant’Andrea Apostolo".
 
Fonte: «Histoire du diocèse d’Embrun» scritta da un servatore umilissimo e osservante A.C.D.S. nell’anno 1783.

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